giovedì 16 ottobre 2025

Quando la rete diventa una trappola: il caso delle truffe online del 2020



Nel caos dei primi mesi della pandemia, mentre tutti cercavamo informazioni e aiuto online, un pericoloso criminale informatico ha sfruttato la paura e la disinformazione per rubare identità, dati sensibili e perfino conti bancari a cittadini di ogni età.

In questo video, tratto dal libro “Identità ed Eredità Digitale – Aspetti Giuridici ed Informatici” (a cura dell’Avv. Fabrizio Salmi, dott. Renato Marafioti e dott.ssa Alessandra Ciccaglione), è stato analizzato proprio questo caso reale, accaduto a febbraio 2020.

Nello specifico scoprirai:

  • Come avviene un furto d’identità digitale
  • Quali sono gli accorgimenti fondamentali per proteggerti
  • Il ruolo chiave della Polizia Postale e del CNAIPIC nel contrasto al cybercrime

La sicurezza informatica non è solo una questione tecnica: è una responsabilità di tutti.

Guarda il video fino in fondo e condividi questo post con chi potrebbe averne bisogno!


mercoledì 15 ottobre 2025

Identità ed Eredità Digitale: tra maschera sociale e autenticità nell’era dei social

Sabato 18 ottobre 2025, ore 18:00, presso Il Giardino di Eracle (Via Vitetta 4, Reggio Calabria), si terrà l’evento “Identità ed Eredità Digitale: tra maschera sociale e autenticità nell’era dei social”, che affronterà il rapporto tra identità online, privacy e ricerca del sé autentico. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube “E20 Reggio Calabria”.

L'anteprima dell'evento del 18 ottobre con il dott. MARAFIOTI Renato


Nel panorama editoriale contemporaneo, pochi temi sono urgenti e profondi quanto quello dell’identità digitale. Il libro Identità ed Eredità Digitale, scritto da Fabrizio Salmi, Renato Marafioti e Alessandra Ciccaglione, si colloca con forza in questa riflessione, andando ben oltre la mera questione della sicurezza informatica. Certo, il testo affronta con rigore i rischi concreti legati alla condivisione inconsapevole dei nostri dati personali: furti d’identità, truffe online, profilazione invasiva. Ma il suo vero nucleo è filosofico, quasi esistenziale: cosa succede alla nostra identità quando la costruiamo, giorno dopo giorno, attraverso i social network?

    Oggi, i social non sono più semplici strumenti di comunicazione. Sono palcoscenici permanenti su cui recitiamo versioni di noi stessi, spesso modellate sulle aspettative altrui, sui trend del momento, sulla ricerca di like e riconoscimento. In questo contesto, come osservano gli autori, la presenza online diventa una virtù sociale: permette di affermarsi, di costruire reti, di esprimere opinioni, di esistere anche nel mondo reale attraverso la visibilità digitale. È un progresso innegabile, una forma di emancipazione che ha democratizzato la voce individuale.


Eppure, proprio in questa apparente libertà si nasconde il rischio più insidioso: perdere noi stessi.

La “maschera” pirandelliana nell’era digitale

    Qui il libro instaura un parallelo illuminante con il pensiero di Luigi Pirandello, in particolare con il suo celebre concetto di “maschera”. Per Pirandello, ogni individuo indossa maschere sociali per adattarsi alle aspettative degli altri, finendo per smarrire il proprio “Io” autentico, che diventa irraggiungibile, frammentato, inafferrabile. “Quando si è soli, non si è nessuno”, scriveva il drammaturgo siciliano, sottolineando come l’identità si formi – e si deformi – nello sguardo altrui.

    Nell’era dei social, questa dinamica si amplifica in modo esponenziale. Ogni post, ogni storia, ogni commento è una scelta consapevole o inconsapevole di mostrare una faccia piuttosto che un’altra. Si cura l’estetica del profilo, si filtra la realtà, si enfatizzano successi e si nascondono fragilità. Non per ipocrisia, ma per conformità a un ideale di perfezione che il web ci impone. Col tempo, la maschera digitale non è più qualcosa che indossiamo: diventa ciò che siamo. E quando la performance online sostituisce l’autenticità, l’io reale rischia di dissolversi in un’eco di se stesso.

Gli autori di Identità ed Eredità Digitale ci mettono in guardia proprio da questo: non tanto dal pericolo che qualcuno rubi i nostri dati (pur grave), quanto dal pericolo che noi stessi smarriamo il senso di chi siamo, sostituendo l’identità con un profilo, la vita con un feed, il valore personale con un numero di follower.

L’eredità digitale: cosa resta quando la maschera cade?

    Un ulteriore livello di riflessione riguarda l’eredità digitale: cosa rimane di noi dopo la morte, che si tratti anche soltanto di quella multimediale? I nostri profili, le nostre foto, i nostri messaggi diventano reperti di un’identità costruita online, spesso disallineata da quella vissuta nella carne e nel silenzio. Chi erediterà queste tracce? E soprattutto: riconoscerà in esse la persona reale, o solo la maschera che ha scelto di mostrare al mondo?

    Il libro invita a una presa di coscienza radicale: gestire la propria identità digitale non è solo una questione di password sicure o impostazioni privacy, ma un atto di cura verso il proprio io più profondo. Significa chiedersi, ogni volta che pubblichiamo qualcosa: questo rappresenta davvero me, o ciò che vorrei che gli altri vedessero di me?

L’autenticità come atto di resistenza

    In un mondo che premia la performance e punisce la vulnerabilità, Identità ed Eredità Digitale ci ricorda che la vera sicurezza informatica comincia dall’interno. Proteggere i propri dati è fondamentale, ma altrettanto essenziale è proteggere la propria autenticità. La sfida del nostro tempo non è solo evitare di essere hackerati, ma evitare di auto-hackerare la propria identità, frammentandola in mille maschere digitali fino a non riconoscersi più.

    Come Pirandello ci insegnò un secolo fa, e come Salmi, Marafioti e Ciccaglione ci ricordano oggi con lucidità e urgenza: l’identità non è ciò che mostriamo, ma ciò che custodiamo. E in un’epoca in cui tutto è condiviso, forse la forma più alta di libertà è quella di scegliere cosa trattenere per sé.

L’evento, oltre che in presenza, potrà essere seguito in diretta streaming collegandosi al canale Youtube di E20 Reggio Calabria www.youtube.com/@E20ReggioCalabria

lunedì 13 ottobre 2025

"Prima che la polvere si depositi: un appello dal passato per salvare il futuro"

Tra antichità e attualità, il professor Daniele CASTRIZIO coglie e rilancia il grido etico di Carmelo SANTONOCITO come urgenza etica e morale. Non aspettiamo che sia troppo tardi!

- Guarda l'intervento integrale del prof. DANIELE CASTRIZIO -

Il prof. CASTRIZIO durante il suo intervento

    Durante l’evento “Recuperare il filo perduto: un viaggio tra le storie dimenticate che tengono in vita l’umanità” tenutosi l’11 ottobre 2025 tenutosi presso Il Giardino di Eracle, a Reggio Calabria, e trasmesso in diretta streaming da E20Reggio Calabria, il professore CASTRIZIO interviene ponendo una profonda quanto articolata riflessione, in occasione della presentazione del libro “Prima che la polvere si depositi” del professor Carmelo SANTONOCITO.

    Con la sua consueta erudizione e sensibilità storica, Castrizio ha colto l’occasione per tracciare un parallelo tra i valori etici e morali dell’antichità e l’attuale crisi degli stessi nella società contemporanea, tema centrale del volume di Santonocito. Partendo dalla sua esperienza di studioso del mondo antico — che annovera, tra l’altro, esperienze in campo archeologico maturate tra gli scavi di Antinoe in Egitto, la ricerca numismatica e gli studi sui Bronzi di Riace — ha sottolineato come le civiltà passate abbiano sempre affrontato momenti di smarrimento valoriale, superandoli attraverso il recupero di valori universali come: giustizia, onestà, rispetto per l’altro e senso della comunità.

    Il professore ha evidenziato, con forza, la rilevanza attuale del messaggio di SANTONOCITO, definendo il libro non solo un’opera di denuncia, ma soprattutto un invito alla responsabilità individuale e collettiva. Ha ricordato che, come accadeva nelle “polis” greche o nelle città dell’Impero romano e bizantino, la tenuta di una società non dipende soltanto dalle leggi, ma dalla coscienza morale dei propri cittadini. In tale ottica, CASTRIZIO loda l’autore anche per aver scelto un linguaggio chiaro, diretto e privo di retorica, capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla profondità del pensiero, non senza qualche polemica riferita agli autori contemporanei, le cui opere troppo spesso sono scarne e aride sia di contenuti che di stile.

    Concludendo il suo intervento, CASTRIZIO ha richiamato l’attenzione sul titolo stesso del libro: “Prima che la polvere si depositi”, un monito a non attendere che le ferite della società si cristallizzino in rassegnazione, ma ad agire fin da subito, con coraggio e lucidità, per costruire un futuro più umano. Indubbiamente il contributo del prof. CASTRIZIO ha arricchito la serata di una prospettiva storica e culturale essenziale, confermando il ruolo dello studioso non solo come custode del passato, ma anche quale voce attiva nel dibattito civile del presente.

domenica 12 ottobre 2025

Recuperare il filo perduto: un viaggio tra le storie dimenticate che tengono in vita l’umanità

Sabato 11 ottobre 2025, ore 18.30, presso “I Giardini di Eracle” la presentazione del libro “Prima che la polvere si depositi” del prof. Carmelo SANTONOCITO.


Il prof. Carmelo Santonocito presenta "Prima che la polvere si depositi"

In un’epoca in cui il tempo sembra scorrere a velocità vertiginosa e ogni giorno ci lasciamo alle spalle frammenti di memoria senza neppure accorgercene, arriva un libro che non si limita a raccontare: si ferma, ascolta, ricorda. È un’opera necessaria, urgente, quasi un atto di resistenza silenziosa contro l’oblio collettivo che sta divorando non solo il passato, ma anche il senso stesso del nostro stare insieme.

Il libro, nato da un profondo desiderio di restituire dignità a ciò che il mondo contemporaneo ha espulso, ci conduce per mano tra le vite di uomini e donne “piccoli” solo agli occhi di una storia scritta con la S maiuscola. Sono loro, infatti, i veri protagonisti di questo racconto: contadini, artigiani, madri di famiglia, insegnanti di paese, custodi di saperi orali, tessitori di relazioni umane. Persone che, con la loro quotidianità, hanno costruito comunità solide, fondate su valori oggi considerati obsoleti — la condivisione, la cura, la lentezza, la parola data.

L’autore non si limita a descrivere un mondo perduto. Piuttosto, ne traccia il ritratto con la delicatezza di chi sa che ogni dettaglio, ogni gesto ripetuto per generazioni, racchiude un senso più profondo. Quel “filo della tradizione”, nel suo significato etimologico di tradere — trasmettere — è ciò che oggi manca più di ogni altra cosa. Senza di esso, le storie si sgretolano, i legami si spezzano, e il presente diventa un deserto emotivo e spirituale.

In queste pagine, il lettore incontra vite che sembrano appartenere a un’altra epoca, eppure sono accadute solo ieri. Storie di solidarietà spontanea, di feste di paese che duravano giorni, di scambi non mediati dal denaro, di sguardi che si incrociavano senza bisogno di schermi. Racconti che oggi suonano “incredibili”, non perché siano fantasiosi, ma perché il nostro orizzonte temporale si è talmente ristretto da non riuscire più a riconoscere come possibili modi di vivere che pure esistevano fino a pochi decenni fa.

Ma questo libro non è solo un omaggio al passato. È anche, e soprattutto, una proposta per il futuro. L’autore suggerisce, con discrezione ma fermezza, che quegli stili di vita — apparentemente superati — possano contenere l’antidoto a un nichilismo sempre più pervasivo, capace di svuotare l’esistenza di ogni significato. In un mondo che corre verso l’individualismo estremo, la frammentazione sociale e la perdita di ogni radice, riscoprire la forza della comunità, del racconto condiviso, della memoria collettiva non è nostalgia: è sopravvivenza.

Leggere queste pagine è come riannodare un filo interrotto. È un invito a rallentare, a ricordare, a riconoscere che ogni vita, per quanto “piccola”, contribuisce alla grande trama dell’umanità. E forse, proprio in quei gesti dimenticati, in quelle voci silenziate dal frastuono del presente, risiede la chiave per ricostruire un senso — non solo del passato, ma anche del domani.

Un libro da leggere, certo. Ma soprattutto da custodire, condividere, e tramandare. Perché, come ci ricorda l’autore, finché una storia viene raccontata, non è mai veramente finita.

Il Giardino di Eracle, fortemente voluto dal dott. Salvatore BORRELLI si dimostra, ancora una volta, solido centro di confronto e condivisione culturale. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale Youtube “E20 Reggio Calabria”.

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